Climate Witness: Andrea Fabellini, France | WWF

Climate Witness: Andrea Fabellini, France



Posted on 03 mayo 2007
Andrea Fabellini, WWF Climate Witness from France
Andrea Fabellini, WWF Climate Witness from France.
© Andrea Fabellini
Mi chiamo Andrea Fabellini. Ho 35 anni e vivo in Chamonix Monte Bianco, Francia, una piccola e bella città ai piedi del Monte Bianco, la montagna più alta dall’ovest dell’Europa. Lavoro al Servizio Binazionale della Polizia del Tunnel Monte Bianco, e nel tempo libero faccio dello snowboard e produzione cinematografica, tra le altre cose.

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Buona polvere nei bei tempi andati


Sono originario della regione centrale degli Appennini d’Italia, e sono vissuto in Chamonix/Courmayeur (la parte italiana di Monte Bianco) dal 1996. Quando sono arrivato in Courmayeur, nel 19 dicembre 1996, giusto nel villaggio era un strato di neve di un metro, con 50 cm di polvere di sopra, ad un’altezza di 1200m sopra il livello del mare. Questo era abbastanza normale nelle Alpi in quel periodo dell’anno.

Un declino della nevicata


Col passare degli anni, abbiamo esperimentato un declino generale della nevicata, ad una velocità costante. Normalmente, la prima nevicata appare nel villaggio a novembre perciò la temperatura diminuisce sotto zero. In Aprile vi sono ancora dei nevai di certa importanza, 40-50 cm, e le piste vengono chiuse al fine del mese, con gran quantità di neve primaverile rimasta, anche fuori pista, ad un’altezza di 1700m.

Dieci anni dopo l’arrivo in Chamonix, il tempo è cmbiato in modo drammatico. Novembre 2006 è stato caldo e assolato, giusto come dicembre. Prima del 20 dicembre le piste non hanno avuto affatto della neve, mentre l’apertura normale della stagione invernale in Courmayeur è il 9 dicembre. Era triste fare dello snowboard in una striscia di neve artificiale dura, a metà dicembre! Ma c’era ancora di più. Dopo Natale, che è stato fuori normale, la scarsa qualità della neve è peggiorata dopo aver piovuto fino a 2000m. All’inizio di febbraio 2007, una nevicata ha portato le cose al normale, ma soltanto per un breve tempo di quasi una settimana. Ha piovuto incessantemente, al di sopra di 2000m, e la neve era tutta bagnata e sporca. Marzo 2007, di solito il migliore mese per sciare, era tutto piovoso e la limite delle nevi permanenti non cadevano sotto 1800m, con neve bagnata sopra 2000m. Aprile 2007 è stato molto caldo, quasi estivo, e le piste sono state chiuse molto prima dalla fine usuale della stagione, con il peggiore strato di neve che ho mai esperimentato. Lo stesso sviluppo, se no peggio, nelle zone per lo sci in Chamonix.

Il sciogliere della terra ghiacciata e frane di roccia


Un’altro fenomeno sconosciuto che bisogna un’attenzione speciale, secondo me, è il seguente: a 9 marzo, una frana di roccia ha bloccato il bordo della strada di uno dei tornanti che conducono i veicoli verso l’ingresso nel Tunnel Monte Bianco, nella parte francese. Immaginatevi questo: la scogliera din una roccia esposta verso il nord, all’inizio di marzo, che crolla a causa della mancanza di terra ghiacciata. Ho sempre notato quei enormi ghiaccioli verdi che restano in sospeso per tutta la roccia, da dicembre fino a marzo. Erano abbastanza tipici. Non più. Non c’erano più l’inverno scorso.

Sbocciature prima del tempo e ibernazioni interrotte


I danni di questo modello di cambiamento climatico, che pùo essere ciclico o no (vorrei che sia), sono vari ed importanti. Ho visto degli alberi in fiore molto prima del solito tempo, alla fine di febbraio, e animali che si svegliano dalla loro ibernazione troppo presto nella stagione e rischiano la loro vita, siccome le temperature stagioniere tornano alla “normalità”.

Impatto sul sci locale e l’industria del turismo

L’industria dello sci/snowboard è molto preoccupata per l’aumento del limite delle nevi permanenti, e già ci sono delle direttive regionali che si rivolgono verso questo problema, imponendo per esempio la mancanza di considerazione per il miglioramento dell’impianto di risalita e delle funivie sotto 2000m (la vasta maggioranza!), il finanziamento essendo reindirizzato verso luoghi di villeggiatura che proggetano di trasferire quelle risalite a terre più alte. Molti piccoli luoghi di villeggiatura, situati alla base delle valli alpine, non hanno aperto l’anno scorso. Durante l’estate gli alpinisti hanno esperimentato la chiusura della classica via d’arrampicata che conduceva verso la cima di Monte Bianco, a causa della mancanza di ponti di neve al di là dei crepacci.

Il cambiamento della clima è un problema molto importante. Stagioni invernali come 2000 – ’01 o 1996 – ’97 sono stati simili a quello che è appena finito. Non sembra essere un ciclo; le temperature sono più alte, ogni anno la neve cade sempre più in alto nella montagna e i ghiacciai sciogliono molto veloce.

Per favore agisca, a tutti livelli, riporta, svela, ferma l’inquinamento e cambia lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. La clima nelle Alpi è cambiata. È un dato di fatto.

La neve deve continuare

In dicembre ho vinto un video-concorso organizzato da National Geographic Adventure, un canale del satellite bouquet del FOX/SKY Italia. Il premio è intorno a un biglieto nel mondo e una lettera di raccomandazione dalla parte di FOX. Il compito è fare un “videoblog” che includa tutti i luoghi che visiterò, e voglio dedicare questa opportunità, che s’incontra una volta nella vita, al problema del cambiamento della clima.
La struttura del mio viaggio intorno al mondo, che comincerà a luglio 2007, viene spiegata in dettaglio in www.haero.com/blog ed è chiamata “La Neve Deve Continuare”, e si dedicherà a riportare, intervistare, filmare e registrare un’eventuale esposizione ai modelli simili di tempo, in ciò che riguarda la neve e le culture della montagna dell’Africa del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Canada. A marzo 2008 farò un documentario che avrà un titolo simile.



 

Rassegna scientifica

Rassegnato da: Ghislain Dubois, Territoires, Environnement Conseil (TEC), Marsiglia, Francia

Andrea richiama attenzione su uno dei impatti più diretti e visibili del cambiamento della clima in Europa, e particolarmente nelle regioni delle Alpi. Secondo Martin Beniston, “il numero delle zone naturalmente affidabili di neve calerebbe [da 666] a 500 con un riscaldamento di 1°C, a 404 con più di 2°C ed a 202 con più di 4°C”. Senza dubbio, il cambiamento della clima condurrà ad una diminuzione nella profondità e nella durata della copertura di neve, specialmente sotto 2000 metri.

La tendenza attuale della copertura di neve che si nota, per le serie limitati di lungo-scadenza che abbiamo, mostra una lenta diminuzione, ma no un tale abbassamento come Andrea lo descrive. Il modo in cui Andrea presenta la sua dichiarazione tenda a sopravvalutare il già accaduto impatto nel cambiamento della clima. Il fatto di comparare soltanto 2 anni (1996-1997 e 2006-2007) nasconde la naturale variabilità interannuale della nevicata. L’inverno 2006-2007 è stato veramente drammatico per le stazioni sciistiche nelle Alpi, ma l’inverno 2005-2006 è stato totalmente opposto, con una gran quantità di neve, a tutte le altitudini, per tutta la stagione. Se comparasse con 1996, direbbe che la situazione non è molto sviluppata.

Penso che l’osservazione sia una buona indicazione degli eventuali impatti climatici sporti per le Alpi, ma questo non è totalmente in linea con gli attuali impatti notati.

Elsasser, H., Burki, R. (2002). “Climate change as a threat to tourism in the Alps.” Climate Research 20: 253-257.

Beniston, M., F. Keller, et al. (2003). “Estimates of snow accumulation and volume in the Swiss Alps under changing climatic conditions.” Theoretical and Applied Climatology(76): 125-140

Tutti gli articoli sono soggetto a rassegna scientifica da uno dei membri del Climate Witness Science Advisory Panel.
 
Andrea Fabellini, WWF Climate Witness from France
Andrea Fabellini, WWF Climate Witness from France.
© Andrea Fabellini Enlarge
A ski field in the French Alps in the middle of winter (20 January 2007).
A ski field in the French Alps in the middle of winter (20 January 2007).
© Andrea Fabellini Enlarge